Paolo Fabbrini “Il Gigante” della Valdorcia conquista il Tor Des Geants – 332 km, 24.000 metri di dislivello.

Paolo, il TGD, la Val D’Aosta,gli abitanti, le nuove amicizie.

 

In queste parole si racchiude il TGD visto con i miei occhi. Paolo una persona squisita, equilibrata, anche forte come trailer, uno scalatore nato, che non gli fa paura niente. Quando mi ha proposto di andare con Lui al TGD mai avrei pensato cosa aspettava Lui per un verso e me per un altro. Vista la cartina dell’altimetria che potete vedere in foto, mi sono detto, che cosa gli aspetta, quale sarà l’impatto con le montagne e con le discese che non gli piacciono, è partito forte, forse troppo forte per affrontare una gara così massacrante, nel contempo io con il camper lo seguivo, e per certi versi anche io combattevo la mia battaglia con le strade tortuose, che salivano e lasciavano dalle parti degli incredibili strapiombi, salivo in rifugi da una valle all’altra, inconsapevole a volte che magari in cima al rifugio non c’era possibilità di girare il camper, intanto prendevo confidenza con la gente del posto cordiale, simpatica, disponibile, viva, sempre pronta ad applaudire e incitare ogni atleta all’ingresso del ristoro o del punto vita e alla Sua uscita, Paolo avanzava a fatica, anche perché cominciavano i primi problemi, una grossa vescica sotto il tallone sinistro e l’alluce destro visibilmente gonfio, lo spillo liberatorio di Aurelio puntato nell’alluce dava un po’ di respiro a Paolo e nuova fiducia per continuare, mentre la mano fatata del medico di turno risolveva temporaneamente il problema della vescica. Ai ristori fornitissimi alternava brodo al prosciutto cotto, fontina della Val D’Aosta, tanta uva, crostata e caffè amaro, io da parte mia gli davo il cambio, votavo e riempivo la magica borsa gialla 540 ( che l’organizzazione portava da un punto vita all’altro piena di tutto, cerotti, tamponi, garze, buste con ricambi tecnici di ogni genere, magliette, guanti, calzini di tutto di più) controllato lo zaino, riempite le borracce si preparava ogni volta a partire con tutti volontari in piedi pronti per applaudire la Sua partenza, e io pronto per passare al rifugio successivo. Dopo 180 km più o meno vedi passare ai rifugi nei momenti in cui sei presente gli stessi trailer accompagnati dalle solite persone che li seguono fai amicizia con loro e condividi tutti i commenti alla gara, c’è stata anche l’occasione per conoscere la famiglia Rondoni, Lui ha vinto l’Ecomaratona del Chianti per ben due volte. Purtroppo per un problema alla coscia non ha potuto terminare la gara e ci siamo salutati a Ollomant.  Paolo intanto con alti e bassi proseguiva la Sua corsa, ora oltre che ai piedi si presentava un problema anche alla coscia che gli procurava forti dolori, mentre intanto si procedeva alla seconda estrazione del liquido dal Suo pollice, parlavo con Lui lo tranquillizzavo ma mi sono reso conto che non mi ascoltava più era completamente crollato e dormiva appoggiato nel tavolino. E’ durato poco, ha rialzato la testa ha aperto gli occhi pieni di stanchezza e si è rifocillato, pasta, formaggio, un pò di carne  e frutta tanta frutta, il Suo caffè amaro mentre tutti i volontari lo guardavano e sorridevano come a dire dai Paolo riparti e Lui si e infilato lo zaino e preso dal coraggio è ripartito. Il tempo ha aiutato tutti i trailer meno che a Niel dove una tempesta d’acqua ci ha letteralmente sommersi. La maggior parte dei trailers avevano gli accompagnatori, ma quelli completamente soli avevano a supporto un’organizzazione  unica che si metteva a Loro completa disposizione dal momento dell’arrivo fino alla partenza. Persone sempre sorridenti, disponibili, gentili e premurose, persone che dedicavano 8 ore della propria giornata lavorativa alla riuscita della manifestazione. Intanto io con il camper proseguivo il giro intorno ai rifugi e aspettavo l’arrivo di Paolo sempre con una certa ansia, quando il tempo previsto era scaduto da un pò, partivo per fargli incontro.  I percorsi segnalati perfettamente bandierine trasparenti e segni in terra con i quali era impossibile sbagliare, io salivo e Paolo scendeva. Intanto i km passavano anche se non in modo veloce e tanti trailers si ritiravano partiti in 732 erano già oltre 200 i ritirati, la diretta on line sul sito del TGD dava continuamente la posizione di tutti gli atleti e i continui cambiamenti della classifica. Intanto il primo un valdostano di Gressoney ho fatto la foto alla Sua dedica a Gressoney Franco Collè tagliava il traguardo dopo 71 ore e 41 minuti, a Paolo mancavano ancora 100 duri km di salita e discesa e i problemi aumentavano, ginocchio gonfio, piedi inguardabili, dolore alla coscia, un massaggio rilassante gli ha dato qualcosa in più, il dolore è sparito e Paolo dopo un pasto frugale è ripartito convinto di arrivare a Courmayeur pronto per passare sul Col Malatrà a oltre 3000 metri mancano 15 ore all’arrivo ma saranno le ore più dure di tutto il percorso arriverà a fare il gigante a Courmayeur soffrendo come non poco negli ultimi 4 km arrivando con i piedi e i ginocchi completamente gonfi, con le lacrime di felicità agli occhi e la convinzione di aver fatto un’impresa. Complimenti all’organizzazione,  alla gente della Val D’Aosta unita che vive per questa grande manifestazione, che porta gli atleti da tutto il mondo alla gara più dura di tutto il mondo, ai volontari che  danno il cuore agli atleti,  a tutti quei trailer che seguono i compagni e che li aiutano durante tutto il percorso, Complimenti a Te Paolo che hai realizzato un sogno e che per riprendere una frase apparsa questi giorni nei giornali hai scalato tre volte l’Everest.

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